Comune di Meledugno - Cenni Storici
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Meledugno |
Le origini di Melendugno risalgono al IX secolo, in epoca posteriore alle guerre tra Saraceni e Greci, ed all'avvento dei Normanni. Tra ulivi folti e nereggianti, si possono ammirare due antichissimi dolmen: il 'Placa' internato nella campagna ma facilmente raggiungibile. E' formato da una lastra di copertura di 1,60x1,80 metri che poggia su sette lastre che fungono da pilastri, alte circa un metro.
Ha l'apertura rivolta verso Sud e sempre sulla stessa strada, il 'Gurgulante', alto 80 cm., è formato da una lastra di copertura di m. 1,50x2 che poggia su cinque lastre di sostegno. La famiglia d'Amelj l'ebbe in feudo fino alla soppressione della feudalità nel 1806.
Nel centro storico è ubicata la Chiesa parrocchiale di Maria SS. Assunta, il piccolo Castello quadrangolare in tufo, con coronamento a beccatelli, cortile interno e torrione cilindrico ad uno spigolo, sorto attorno alla torre e in seguito trasformato in residenza baronale e varie cappelle.
La tradizione popolare ha affibbiato agli abitanti di Melendugno, il soprannome di Musi moddrhi (Musi molli) cioè gente senza carattere, troppo pacifica ed incapace di venire alle mani. Sulla costa, un susseguirsi di spiagge, baie solitarie, bianchi borghi marinari, scogliere rocciose a picco sul mare.
Di Melendugno fanno parte le frazioni di: Rocavecchia, San Foca, Torre dell'Orso e Borgagne Il nome del paese rimanda alla produzione del prelibato e ricercato miele. Infatti lo stemma civico reca l'immagine di un pino con uno sciame d'api.
Borgagne, dista dal paese circa 4 km. Essa è caratterizzata dalla presenza di svariate abitazioni cinquecentesche e da pittoresche case a corte. Re Ferdinando d'Aragona aveva donato, in segno di gratitudine, il feudo di Borgagne, il feudo di Pasulo, che insieme formarono quello che successivamente fu definito 'Stato di Borgagne', e il feudo disabitato di San Salvatore al 'dottor di leggi ', il barone Gaspare Petraroli di Ostuni.
Il figlio Bellisario Petraroli entrò in possesso, per successione, del feudo di Borgagne e nel 1497 fece erigere la torretta del Castello che fu costruito nella parte più alta del feudo; a pianta rettangolare e fornito di fossato con acqua, piombatoi e feritoie.
Nel 1530 furono confiscati a Bellisario i casali di Borgagne e di Pasulo, come ammenda inflittagli per aver partecipato, insieme ad altri baroni, alla rivolta dell'aristocrazia napoletana contro la dominazione spagnola. Successivamente il feudo tornò ai Petraroli, ma nel 1601 fu venduto e, 15 anni dopo, passò al genovese Giovan Battista Spinola, di cui si conserva traccia del suo possesso negli stemmi che egli fece apporre su una porta dell'atrio e nella cortina del Castello. In pieno centro storico è ubicata la Parrocchiale dedicata alla Presentazione del Signore, che risale alla fine del XVI secolo. Nel corso dei secoli ha subito diverse trasformazioni e restauri. Sono interessanti i quattro altari costruiti in pietra leccese che raffigurano la Madonna Immacolata, S. Antonio, la Vergine del SS. Rosario, Gesù Crocefisso.
San Foca, è una stazione balneare di grande richiamo. Importante tratto di litorale divisa da due spiagge ai lati del porto: quella dei Brigantini e l'altra degli Aranci e il mare trasparente che riflette i raggi del sole. San Foca sorge in corrispondenza dell'omonima torre costiera che risale alla seconda metà del 500, a due piani, di impianto quadrangolare, che fu voluta da Carlo V allo scopo di avvistare eventuali attacchi dal mare.
Accanto alla torre sorge la piccola cappella settecentesca con gli altari dei SS. Pietro ed Andrea Foca.
Importante presenza della Grotta degli Amanti che una leggenda vuole che sia stata il riparo dal freddo di due giovani innamorati e che durante il periodo primaverile si sentono ancora i sospiri e le frasi d'amore dei due fidanzati.
Roca Vecchia: un tratto di costa particolarissimo, dove l'incanto dei luoghi si somma al fascino della storia.
Quello che oggi appare come un modesto villaggio di pescatori, era anticamente una fiorente città messapica.
La sua storia si rivela a chi sa scrutare con attenzione le pietre, ed è così che ora appaiono le grotte di un antico insediamento rupestre ed ora si vedono i resti della città dei messapi, una strada, un grande pozzo e poi resti di tombe scavate nella bianca roccia calcarea.
Allo stesso modo si vede, tra ruderi per metà conquistati dal mare, la roccia fatta erigere da Gualtieri VI di Bienne, agli inizi del '300, che passo ai d' Enghien (che ne rafforzarono le difese) e poi ad altri feudatari, fino al tragico assedio turco del 1480.
Proprio qui, Alfonso d'Aragona, insieme a Giulio Antonio Acquaviva ed al duca di Melfi, posero le tende per la riconquista di Otranto. In seguito, il castello fu rafforzato.
Abbandonato, divenne ben presto un temuto covo di pirati e Carlo V, nel 1544, ordinò di abbatterlo.Oggi i ruderi, a strapiombo sul mare, fanno di questa località, una delle più romantiche e suggestive di tutto il Salento.
Ma il gioiello vero e proprio di Roca Vecchia è la Grotta della Poesia che la legenda narra che una bellissima principessa amasse fare il bagno nelle acque salutifere della grotta, la sua bellezza era così folgorante che ben presto la notizia si diffuse in tutta la Puglia. Fu così che schiere di poeti provenienti da tutto il Sud dell'Italia, si riunivano in quel luogo per comporre versi ispirati dalla sua bellezza. Questa Grotta sembra essere stato anche il Santuario del Dio Taotor, divinità che dona salvezza.
Tutta l'area è interessata alla realizzazione di un grande parco archeologico.
Torre dell'Orso, è un paesino a ridosso sulla spiaggia, circondata da una splendida e fitta pineta. Con le sue ampie insenature, anche questa frazione presenta una torre troncoconica cinquecentesca, in parte distrutta ma restaurata.
Tra la roccia calcarea si aprono numerose e piccole grotte, un tempo rifugio sia di anacoreti e di pescatori.
A fare da contrappunto alla torre eretta dall'uomo, due splendidi faraglioni, poco distanti dal mare, uniti e vicini, tanto da essere chiamate Le due Sorelle: dalla somiglianza di due sorelle che vivevano in un paese del Salento che erano sempre intente a lavorare e non avevano mai avuto la possibilità di guardare il mare. Un giorno, le due sorelle decisero di fare una passeggiata sino alla costa, seguendo viottoli di campagna e attraversando i boschi, giunsero fino a Torre dell'Orso; qui ammaliate dall' estrema bellezza del mare, si gettarono in esso dall'alto di una rupe, gli Dei, allora, avendo pietà di loro, le trasformarono nei due splendidi faraglioni affinché si perdessero mai il loro ricordo. Nella vicinanza, è presente anche la grotta di S. Cristoforo, luogo cultuale i cui antichissimi graffiti in greco e latino rivelano testimonianze di fede dei naviganti che si fermavano nel luogo.
Tra questi anche la preghiera di un tal Felicior Hispanus che invoca la divinità di fargli portare a buon compimento il viaggio. Attualmente Torre dell'Orso è una delle mete turistiche e balneari più ricercate da italiani e stranieri.
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Tradizioni Popolari e Feste Religiose |
- Santo Patrono: San Niceta
- Festa Patronale: seconda Domenica di Settembre
- Mercato settimanale: Martedì
- Etimologia (origine del nome): Forse è di origine prediale, dal nome di persona Molendonius. Oppure da "miele", per l'abbondante produzione esistente in epoche remote. Gli abitanti si chiamano Melendugnesi.
Dati e Informazioni relativi ai Comuni della Puglia sono presi dai siti ufficiali o Internet in generale
Via San Nicola
0832-832111
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