Comune di Parabita - Cenni Storici

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Parabita

Di probabili origini messapiche con il nome di Baurota - ricordato da Tolomeo - fu distrutta dai Saraceni e successivamente ricostruita con il nome Baravita, poi degenerato in Paravita e, quindi, Parabita.
Fu possedimento di alcuni feudatari, fra i quali de Leo, del Balzo, Castriota. Dopo la morte dell'ultimo Castriota, la città fu messa in vendita. La acquistarono, nel 1699, i Ferrari. Ultimi feudatari furono gli Elia. Tra l'Ottocento e il Novecento primeggiò per importanza istituzionale e economica.
Nei decenni successivi al secondo Dopoguerra perse importanza istituzionale, ma conservò un florido artigianato tessile. Dagli anni Ottanta è iniziata la trasformazione dell'artigianato in industria nei settori tessili e calzaturieri.
Ha dato i natali a Antonio Lenio, letterato del Cinquecento; Alfredo De Gregorio (1881-1979), economista e fondatore della casa editrice Dante Alighieri; Francesco Marzano, economista e giurista dell'Ottocento.
Cosa vedere
Santa Maria dell'Umiltà inserita nell'antico convento dei Domenicani ora i locali sono utilizzati per associazioni e uffici Comunali
Cripta Bizantina del X _XII secolo tuttora consacrata e dedicata a Santa Marina.
Madonna della Coltura dei Padri Domenicani
Parrochia di San Giovanni il Battista: la più antica, risale al secolo XIII, ed edificata sul luogo di un'altra chiesa, quella di San biagio.
Il Castello Angioino Realizzato nel tardo medioevo, il castello è stato oggetto nel tempo di ristrutturazioni e restauri che poco han lasciato delle originali caratteristiche angioine.Nei primi anni del 1500 il feudatario di Parabita Francesco del Balzo, conte di Ugento, ospitò le truppe francesi di Francesco I, che combattevano gli spagnoli dell'Imperatore Carlo V insediati a Gallipoli
Curiosita'
"La Caremma" era un fantoccio a forma di donna, seduta su una logora sedia, posata sui bordi delle terrazze, vestita di nero con nella mano destra un filo di lana con un fuso e nella sinistra una arancia amara (marangia) con dentro infilate sette penne di gallina. Veniva esposta con la morte del Carnevale, suo figlio, di cui piangeva la scomparsa. Inaugurava così il periodo di Quaresima.
Il termine caremma è di derivazione francese, lingua nella quale questa terminologia è molto articolata ed assume diversi significati e varianti. Probabilmente, durante la loro presenza nel Salento, verso il XVI secolo, i soldati francesi, incuriositi dal fantoccio messo sulle terrazze delle case, gli attribuirono, il significato di persona vestita stranamente e, associandola al periodo pasquale, la chiamarono "careme" (quaresima, quaresimale). Il nostro dialetto, poi, pieno di francesismi, non impiegò molto ad assimilare questa espressione e Caremma divenne un nome che col tempo ha assunto anche per noi tanti significati.
I "Curraturi"Narra la leggenda che un contadino, arando un pezzo di terra, incuriosito dal fatto che i i buoi si inginocchiavano sempre allo stesso punto, scoprì sepolta una sacra immagine di madonna dipinto su un masso. Per la gioia e la sorpresa corse subito in paese per annunciare la formidabile scoperta e il popolo in processione trasportò nella murata città di Parabita la bella immagine della "Matonna ta Cutura".
Dopo oltre sette secoli quell'evento si ricorda ogni anno. A mezzogiorno della Domenica dedicata alla Madonna della Coltura, che si festeggia l'ultima domenica di maggio, un gruppo di giovani, i curraturi, simula la corsa del contadino verso il paese per annunciare la lieta scoperta, fermandosi ai piedi della statua della Madonna ferma "a sutta a porta" (il punto in cui sorgeva una delle tre porte della cinta muraria di Parabita, la "Porta di Gallipoli"). Fino a tutto l'Ottocento la corsa partiva dal Santuario; in seguito il tragitto si allungò e quale punto di partenza venne scelto "il Paradiso", l'antica masseria sulla via per Alezio: si chiama infatti oggi "la gara del chilometro".
Ma "i curraturi" rimane un appuntamento ineludibile per i Parabitani, ed anche per molti forestieri. In quel fatidico mezzogiorno di domenica tutta via Coltura si riempie di gente e fra due ali di cittadini applaudenti, passano i "curraturi' a ricordare un avvenimento che con i secoli ha caratterizzato Parabita, la sua cultura, la sua storia, la sua dimensione religiosa.

Tradizioni Popolari e Feste Religiose

  • Santo Patrono: Santa Maria della Coltura
  • Festa Patronale: Maggio: ultimo sabato domenica e lunedì
  • Mercato settimanale: Giovedì
  • Etimologia (origine del nome): Probabilmente deriva dal nome della messapica Baurota, trasformatosi in Baravita e poi Parabita. Vi è anche una derivazione greca, parabàtes, soldato ausiliario della cavalleria. Gli abitanti si chiamano Parabitani.

Dati e Informazioni relativi ai Comuni della Puglia sono presi dai siti ufficiali o Internet in generale

Via L. Ferrari
0833-392300
http://www.comune.parabita.le.it/
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