Comune di Taranto - Cenni Storici
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Taranto |
Chiamata anche"La Città dei due mari"Fondata nel sec. VIII a.C. dagli Spartani (secondo Strabone, gli Spartani Parteni) su un precedente nucleo iapigio, Taras divenne - dopo la distruzione di Siris (presso l'odierna Policoro - Mt -) nel 530 e, nel 510, di Sybaris (nei pressi dell'odierna Cassano allo Ionio - Cs -), la più importante città greca dell'Italia meridionale. Tormentata da lunghi e sanguinosi conflitti con le popolazioni indigene (Messapi, Peuceti e Lucani), riuscì a prevalere, raggiungendo il culmine dello splendore politico e culturale nel sec. IV sotto il governo del pitagorico Archita. Entrata in conflitto con Roma, nonostante il ricorso all'aiuto di Pirro - re dell'Epiro (Grecia nord-occidentale) - , fu costretta alla resa nel 272 a.C. Diventata città federata (foedus iniquum) con l'obbligo di fornire a Roma navi e soldati, nel 212 si ribellò alleandosi con Annibale; ma fu ripresa e saccheggiata dal console romano Quinto Fabio Massimo. Nel 123 fu trasformata in colonia romana, nel 90, col nome latino di Tarentum, in municipio, ma la sua importanza decadde - anche per l'affermarsi di Brindisi come città portuale. Più volte saccheggiata dai barbari, fu a lungo contesa tra Bizantini e Longobardi. Dal 1063 fu potente principato normanno. Sotto il dominio svevo promosse una rivolta contro Federico II. Con gli Angioini fu feudo dei Del Balzo e degli Orsini. Nel 1465 fu annessa da Ferdinando d'Aragona alla corona di Napoli e sempre più fortificata; nel 1480 fu tagliato l'istmo che la congiungeva alla "terraferma" e, diventata un'isola, poté essere meglio difesa dalle incursioni (il canale diventò navigabile, ma fu ampliato successivamente, nell'Ottocento); gli Angioini vi costruirono successivamente un ponte. Nel 1502 fu occupata dagli Spagnoli e più volte assediata dai Turchi. Travagliata dalle lotte intestine fra nobili e popolani, decadde sotto il regno borbonico.
Rinacque come porto militare e sede di Dipartimento Navale nell'Ottocento sotto il breve periodo dei Francesi (1801-1815). Entrò a far parte del Regno d'Italia nel 1861. Il 22 maggio del 1887 fu inaugurato il ponte girevole (ricostruito poi nel 1958) .
Durante la prima guerra mondiale svolse un ruolo strategico come base navale; nel secondo conflitto mondiale (1943) fu bombardata e gravemente danneggiata nelle strutture portuali e urbanistiche. Seppe riprendersi nel Dopoguerra grazie a un'intensa iniziativa privata nel campo edilizio e a una pubblica nella cantieristica, cui si aggiunse, alla fine degli anni Cinquanta, la costruzione del Quarto Centro Siderurgico dell'Italsider. Nacque un grosso complesso industriale per la lavorazione dell'acciaio, che per estensione, volume di la voro, maestranze e tecnologia, fu considerato uno dei maggiori di tutta l'Europa. L'iniziativa risollevò repentinamente l'economia locale e generò una potente spinta per le imprese private delle attività collaterali. Nacquero o si consolidarono altri, numerosi complessi industriali. Fu tra le prime città italiane, per reddito pro-capite; con la nascita di un consistente ceto operaio. Pagò tuttavia un prezzo altissimo. L'industrializzazione incontrollata condusse alla congestione urbana, alla cementificazione del territorio, alla distuzione delle caratteristiche ambientali ed ecologiche del Mar Piccolo, e all'inquina mento atmosferico. Il colpo peggiore doveva giungere nel corso degli anni Ottanta, con la crisi mondiale della siderurgia e l'avvento dei nuovi materiali. Nel 1988, il gruppo siderurgico Italsider, fu sciolto, e alcuni suoi stabilimenti confluirono nella nuova Ilva, che, a sua volta, nel 1993, è stata messa in liquidazione. Nel 1995 è avvenuta la privatizzazione, con conseguenti problemi di riconversione - che coinvolgono anche l'Arsenale (v. foto) della Marina militare - e di disagio sociale. Ma è in atto una valorizzazione delle attività portuali e del notevole patrimonio archeologico, artistico e naturalistico che, dagli all'inquinamento su iniziative di risanamento ambientale
Esiste un detto locale: "Tre sono le città più belle del mondo: Budapèst, Bucarèst e Tarde nuèste.(e Taranto nostra)"
Cosa vedere
I giardini del Peripato sono il cuore verde della città e costituiscono uno dei motivi di orgoglio per l'Amministrazione Comunale, che ha fortemente voluto e realizzato i loro ripristino. Dopo 20 anni di incuria questo incantevole angolo di verde, che affaccia sull'azzurro Mar Piccolo I giardini pubblici ufficialmente diventano proprietà del Comune nel 1913, ma già nel 1863 la famiglia Beaumont trasforma gli orti preesistenti in una lussureggiante villa.
Taranto vecchia emana un fascino particolare, sopratutto la sera quando l'illuminazione - voluta dall'Amministrazione Comunale - mette in risalto il profilo della "palazzata" che si affaccia sulla ringhiera. E' così che i tarantini chiamano quella parte del borgo antico un tempo abitata dai nobili e dal clero. La facciata romanica di San Domenico, l'Arcivescovado, il palazzo D'Ayala Valva si susseguono in un tripudio di stili ed epoche differenti che rispecchiano la movimentata e antica storia della città. Taranto vecchia è arroccata su un'isola che si riallaccia alla città nuova per mezzo di due ponti e, la ringhiera, costituisce una delle sue principali arterie di collegamento. Addentrandosi nel cuore antico della città si scopre la magia di vicoli strettissimi e di luminose piazzette, l'eleganza architettonica di case e strade.
Doccioni e gocciolatoi svolgevano le funzioni delle moderne grondaie. Se ne trovano in LARGO PENTITE, in via Duomo, nella Postierla Immacolata, in via Cava, in via Garibaldi, in vico Seminario ma l'elenco sarebbe ben più lungo. A volte sono dei mascheroni di gronda seicenteschi posti al di sotto del cornicione, come all'angolo di via Cava con Vico Vigile. Possono essere, però, collocati sulle facciate o anche decorativi.
E' interessante notare che una vasta collezione di mascheroni simili è custodita nel Museo Nazionale Archeologico di Taranto, poiché questi oggetti in terracotta facevano parte della produzione artigianale tipica della città greca. Dalla Magna Grecia in poi doccioni e gocciolatoi hanno conservato raffigurazioni a forma di animali grotteschi e mostruosi, per scacciare il malocchio. Ma non mancano quelli a forma di animali, come il leone e il grifo, ritenuti simboli di forza e coraggio.
La Torre dell'Orologio è l'unico monumento significativo che sia rimasto in piazza Fontana, dopo le demolizioni della fine dello scorso secolo nel corso delle quali vennero abbattute la Torre di Raimondello Orsini, la Cittadella e la Fontana della piazza.
Probabilmente fu realizzata, nella metà del settecento, su una precedente struttura di origine medievale. In seguito vennero aggiunti la struttura frontale a forma di poligono (1799) e la cuspide campanaria (inizi del 1800). La campana più piccola fu realizzata nel 1756 e quella più grande nel 1818. I motivi ornamentali che ne caratterizzano la facciata (formelle ottagonali e conchiglie) sono tipici del Settecento. L'orologio che è attualmente in funzione, e al quale ancora si continua a dare la corda quotidianamente, fu costruito all'incirca alla fine dello scorso secolo dagli artigiani napoletani della ditta E.O. Caccialupi.
Il Ponte Girevole è il simbolo di Taranto. Collega l'isola del borgo antico alla città nuova, supera il canale che unisce Mar Grande a Mar Piccolo. Il ponte, dedicato a San Francesco da Paola, ha sostituito nel 1958 una struttura in legno risalente al 1886. Il canale navigabile fu scavato nel 1481 per proteggere la città dagli attacchi dei Turchi. Il ponte girevole viene aperto periodicamente, facendo ruotare le due metà su un lato, per consentire il passaggio a grosse navi militari. La manovra di apertura dura meno di tre minuti ma il passaggio delle navi richiede puù tempo. Il traffico viene bloccato:è un momento da forte significato simbolico in cui la città è temporaneamente spezzata in due.
San Cataldo: Il 10 maggio i tarantini celebrano San Cataldo, patrono della città, portando in processione a mare la statua del santo. E' uno spettacolo affascinante: una miriade di barche di pescatori e devoti parte da Mar Piccolo e riempe di luci il canale, passa sotto il ponte girvole, davanti al castello Aragonese e si dirige in Mar Grande. Durante l'anno la pregevole statua in argento di San Cataldo è custodita nella Cattedrale della città vecchia.
Palazzo Latagliata, fu edificato per la famiglia Buffoluti intorno alla metà del Settecento, inglobando una schiera di modeste abitazioni ed espandendosi - impunemente - a danno del suolo pubblico. E che i Buffoluti facessero parte di coloro che davvero contavano, lo dimostra il fatto che a nessuno fu mai data licenza per costruire di fronte al loro palazzo, cioè in Largo Boffoluto (oggi Latagliata). E' l'unica costruzione alla quale sia stato consentito, interrompendo la cortina degli edifici prospicienti la "Strada delle mura", di godere dell'affaccio diretto a Mar Grande. Palazzo Latagliata, contraria-mente a quanto avveniva nel XVIII secolo, non è dotato di una corte interna centrale. Agli inizi dell'800, estintasi la famiglia dei Boffoluti, passò ai Latagliata e divenne poi di proprietà comunale. Fra i tanti pregevoli immobili che impreziosiscono questo lato della città vecchia, ricordiamo: Palazzo Pantaleo e Palazzo D'Ayala Valva
Palazzo Carlucci Artenisio Il Palazzo ha una superfice di circa 900 metri quadri, fu costruito nella metà del XVII secolo da Ludovico Carducci-Artenisio. Da tre secoli e mezzo è di proprietà della famiglia e continua ad essere la dimora dei suoi discendenti. Altrettanto numerose sono state le modifiche apportate all'edificio. La facciata odierna fu rifatta nel Settecento. Alla fine dello scorso secolo anche l'accesso al piano nobile venne trasformato in stile Liberty. Dappertutto ci sono segni della storia dei Carducci-Artenisio, che hanno dato a Taranto 14 sindaci. È una famiglia fiorentina di cui si trovano tracce già nel 1300. In Toscana molti suoi esponenti furono Gonfalonieri e Priori ma l'avvento dei Medici decretò l'esilio dei Carducci ed uno dei suoi rami si stabilì a Taranto. Oltre ad una collezione di quadri del '600, '700 e '800, ed una biblioteca con più di 6000 volumi, Palazzo Carducci-Artenisio racchiude un salone di rappresentanza di grande bellezza, decorato da medaglioni con i grotteschi del Fracanzano.
Ed inoltre: Palazzo Pantaleo, Palazzo Amati, Fontana Rosa dei Venti, Il lungomare Vittorio Emanuele II, la cui sistemazione è stata completata su impulso dell'Amministrazione Comunale, è una delle più belle passeggiate che si possono fare a Taranto. Palme alte e possenti si insinuano fra il Mar Grande e la mole imponente degli edifici di epoca fascista che ospitano i più importanti uffici pubblici cittadini. Il Palazzo del Governo, che si affaccia sulla rotonda, e il Palazzo delle Poste sono stati realizzati negli anni '30 con un'impronta di marcata monumentalità.La vasta rotonda è il punto più panoramico dal quale lo sguardo può arrivare lontano, fino ai monti della Calabria.
La Concattedrale è stata costruita nel 1970 su progetto del famoso architetto Giò Ponti. Accanto al patrono di Taranto (San Cataldo) a partire dallo scampato terremoto di due secoli fa, la Vergine è ritenuta la protettrice della città. E così la Concattedrale è stata dedicata alla Gran Madre di Dio. Nel progetto realizzato da Giò Ponti, il luogo di culto doveva avere uno stretto legame con la tradizione marinara del capoluogo ionico. La facciata, infatti, rappresenta una "vela" che si riflette nell'acqua delle tre vasche collocate nel piazzale antistante, e cioè il mare.
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Tradizioni Popolari e Feste Religiose |
- Santo Patrono: San Cataldo
- Festa Patronale: 10 Maggio
- Mercato settimanale: ------
- Etimologia (origine del nome): Trae origine dal fiume Taro, derivazione del pre-latino tar, veloce, rapido. E' mitologica la versione dell'eroe eponimo Taras, figlio di Poseidone (dio del mare e dei terremoti). Gli abitanti si chiamano Tarantini.
Dati e Informazioni relativi ai Comuni della Puglia sono presi dai siti ufficiali o Internet in generale
Piazza Castello, 1
099-4581111
http://www.comune.taranto.it
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